Inaugurazione della prima tappa del “Sentiero della Pace – Via Francigena del Sud”
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Apre per gli amanti della natura e del trekking la prima tappa del Sentiero della Pace, che nel tratto iniziale dal laghetto del parco Palatucci a Tor Tre Teste fino all’antica città di Gabii coincide, all’interno del Municipio VII, con la via Francigena, l’antico tracciato che dal medioevo conduceva i pellegrini dal nord Europa a Roma e poi a Gerusalemme.
Il sentiero della Pace, dedicato dalla Federtrek alla memoria dell’escursionista e pacifista Salvatore Ricci, è stato inaugurato martedì 29 novembre grazie alla collaborazione con la Provincia di Roma e il Municipio Roma VII.
“La via Francigena – ha affermato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti – è un percorso che nei secoli è andato via via scomparendo e ciò che era unito iniziò a dividersi. Vogliamo riprendere il cammino della riscoperta del territorio intorno alla Capitale, costruendo infrastrutture culturali che offrano maggiori opportunità per scoprire quanto sia bella la provincia e quanto sia importante difendere il territorio, non mortificare i borghi e tutelare un patrimonio, unico al mondo”.
“Attraverso la Via Francigena - ha aggiunto Zingaretti – si possono offrire tante opportunità: quanto è bella la provincia e quanto è importante difendere e valorizzare il territorio. Tutelare ciò che è un patrimonio di tutti noi”.
All’evento è intervenuto anche il presidente del VII Municipio Roberto Mastrantonio. Presente anche il consigliere provinciale e delegato per la Via Francigena, Enzo Carpenella.
Diverse le scuole che hanno partecipato all’inaugurazione: Valente, Parri, Toniolo e San Francesco d’Assisi.
Presenti sindaci e amministratori dei Comuni di Capranica Prenestina, Campagnano e Gallicano.
Zingaretti ha anche annunciato un bando di 100.000 euro nel 2012 per valorizzare lo sviluppo di attività ricreative rivolto a Comuni, Municipi e Associazioni.
Alcuni AEV della FederTrek, dopo il discorso inaugurale, hanno accompagnato le numerose scolaresche nel primo tratto del Sentiero della Pace / Via Francigena.
ANNO 2011: NASCE FEDERTREK ESCURSIONISMO AMBIENTE
“UN PROGETTO CULTURALE ALLARGATO CHE PROPONE L’ESCURSIONISMO COME UN IDEALE STRUMENTO DI LETTURA TERRITORIALE LEGATO AI BISOGNI DELL’AMBIENTE”
di Roberto Gualandri
L’anno appena aperto, ha portato un importante novità nell’ambito federativo.
E’ la nascita di “FederTrek Escursionismo e Ambiente”, un nuovo laboratorio di aggregazione culturale finalizzato ad ampliare il già nobile valore del concetto dell’andare a piedi, portando all’attenzione dell’opinione pubblica le necessità di recuperare un corretto rapporto con il territorio mettendo al centro delle iniziative, la montagna e i comprensori rurali dimenticati, per troppo tempo ritenuti marginali.
Ma non solo.
Nelle intenzioni dei suoi promotori infatti, FederTrek dovrà essere soprattutto un occasione unica per prendere coscienza lungo gli antichi tracciati di collegamento pedonale, delle grandi criticità ambientali e sociali che gravano sempre più minacciosamente nel nostro paese, arrivando a condizionare le prospettive di sviluppo economico e la qualità della vita dei cittadini residenti.
La crisi del modello urbano ed industriale essenzialmente basato sulla crescita incondizionata e consumo eccessivo di fonti di energia non rinnovabili, pone i territori rurali e montani fino ad oggi colpevolmente emarginati dal tessuto sociale, in una nuova prospettiva di “riconsiderazione strategica”, proprio nel momento in cui lo sviluppo economico deve fare i conti con l’irrinunciabile necessità della sostenibilità.
Questi territori di rilevanza paesaggistico – ambientale infatti, sono gli unici che possono disporre delle cosiddette “risorse essenziali” in grado di garantire il futuro alle prossime generazioni:
- Acqua potabile;
- Aria pulita;
- Suolo incontaminato.
L’impegno di una società moderna è quello di preservarle e di assicurarle anche nei secoli a venire. E’ sulla base di queste considerazioni che abbiamo deciso di intraprendere l’avventura di FederTrek Escursionismo e Ambiente.
Ed un privilegiato strumento per inseguire tali finalità, è senza dubbio la pratica dell’escursionismo; essa infatti permette, oltre al miglioramento del benessere psico-fisico del singolo individuo, di sviluppare la conoscenza dei luoghi a maggior rilevanza ambientale, di garantire con continuità il monitoraggio sulle possibili trasformazioni nel tempo e soprattutto, di sviluppare il bisogno di condividere con le comunità locali obiettivi e nuove opportunità nel segno della sostenibilità, attraverso il continuo scambio di informazioni e la reciproca collaborazione.
Riappropriarsi delle capacità di riflessione interiore attraverso la nobile e regolare cadenza del procedere lento e consapevole, riteniamo possa essere la maniera più corretta per sensibilizzare i cittadini e valorizzare appieno ciò che ci circonda, mettendo al centro dell’attenzione le peculiarità di ciascun territorio.
Concentrare tutti questi elementi intorno ad ogni tracciato escursionistico, rappresenta un ideale linea di continuità tra il riconoscimento degli antichi valori del passato e la volontà di realizzare le buone pratiche per il futuro, facendo leva su valori condivisi, riconoscimento reciproco e leale collaborazione tra i vari livelli istituzionali, sociali ed economici.
Per dare voce a questi sani principi abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi; dagli abituali escursionisti della domenica, ai tanti cittadini dotati di una certa sensibilità che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta.
Tutti insieme attraverso FederTrek Escursionimo e Ambiente, dobbiamo farci promotori di una straordinaria mobilitazione generale di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica, sull’importanza delle ragioni dell’ambiente, che devono essere considerate come le vere priorità del nuovo millennio:
In discussione c’è il nostro futuro!
INFORMAZIONI E ADESIONI: SEGRETERIA G.E.P. Tel. 392/2871751
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Attraverso la pratica dell’escursionismo l’Associazione G.E.P. intende mettere insieme l’esperienza, la passione e le idee di tante persone, accomunate dalla volontà di contribuire a sensibilizzare la collettività verso i temi dell’ambiente in genere e il corretto rapporto tra uomo e territorio, con il chiaro obiettivo di non compromettere le future possibilità delle prossime generazioni.
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IL MONTE SORATTE E LA “FONS BANDUSIAE” NELLA POESIA DI ORAZIO
di Eleonora Testi
Agli occhi di Orazio, poeta latino del l secolo dopo Cristo, il monte Soratte doveva apparire proprio come appare a noi oggi: alto, solitario, imponente sulla Valle.
Nonostante infatti i suoi 691 metri di altezza, essendo l’unica altura presente nella zona, emerge attirando inevitabilmente l’attenzione su di sé.
A quel tempo però il clima era certamente diverso da quello attuale se Orazio, nel carmen dedicato al monte, fa riferimento al clima rigido che imperversava sulle pendici del Soratte : “Vides ut alta nive candidum Soracte…” ( “Vedi come per l’alta neve candido si erge il Soratte…”).
Nello stesso carmen il poeta rappresenta l’immagine dei fiumi ghiacciati a causa del grande gelo: “…e i corsi d’acqua si siano fermati, non scorrano più a causa del gelo pungente…”.
Di fronte all’inclemenza della Natura, all’uomo non resta che rifugiarsi in realtà rassicuranti simboleggiate dal fuoco del camino e da un buon bicchiere di vino: ”Sciogli il freddo, aggiungendo abbondante legna sopra il fuoco (“ligna super foco large reponens”) e mesci “benignius”(più generoso) il vino vecchio di quattro anni.
Il poeta poi si rivolge a Taliarco, immaginario destinatario del carmen, invitandolo a “lasciare il resto agli Dei” (“Permitte divis cetera”), consapevole che l’uomo non può né controllare e né dominare le forze irrazionali della Natura e del destino.
Non rimane allora che affidarsi agli dei, senza la presunzione di voler interpretare a tutti i costi i segni del destino :“Cosa domani t’accadrà non chiedere…” (Quid sit futurum cras fuge quaerere…”).
“Bisogna considerare un motivo di guadagno qualsiasi giorno in più ci concederà la sorte” aggiunge Orazio.
Ecco allora il noto concetto del “carpe diem” oraziano, l’invito a godere,
imparando a cogliere ogni attimo di vita.
Da sempre l’uomo ha dovuto constatare la sua impotenza di fronte al crudele e improvviso scatenarsi delle forze della Natura e, soprattutto nell’antichità, ha attribuito tutto questo al volere degli dei, una sorta di punizione contro i peccati commessi.
Già un secolo prima di Orazio un altro poeta latino aveva tentato di trovare una soluzione al problema: nel suo “De rerum natura” Lucrezio infatti, parlando di atomi e cercando di dare una spiegazione scientifica a fenomeni quali per esempio i fulmini, aveva contribuito a eliminare nell’uomo paure infondate e irrazionali.
Al centro della sua opera fortemente didascalica, c’è la volontà di esaltare la filosofia di Epicuro.
E non è in fondo epicureo anche il “carpe diem” oraziano?
L’uomo, libero da paure ingiustificate, non teme più l’ira degli dei e cerca di cogliere l’attimo di vita che sta godendo, intento a perseguire un ideale di ataraxìa, cioè di distacco da ogni forma di dolore, di assoluta imperturbabilità.
Il fatto che soprattutto in epoche remote la Natura potesse essere considerata sede di forze divine e misteriose, emerge dalla lettura di un altro componimento oraziano, quello dedicato alla Fons Bandusiae.
Nonostante ci sia un documento medievale, una bolla di papa Pasquale II del 1103, che attesti la presenza a circa sei miglia da Venosa, patria natale di Orazio, di una Fons Bandusia (Fons Bandusinus), molto probabilmente la Fonte nominata da Orazio è quella che scorre ancora oggi vicino Licenza nei pressi della villa sabina del poeta di cui si possono ammirare ancora i resti.
Non si sa se il nome della Fonte sia da attribuire ad una Ninfa oppure se la Fonte stessa sia protetta da una divinità.
Il fatto certo è che nel carmen, che si apre con un’apostrofe rivolta alla Fonte stessa, Orazio fa un riferimento preciso a riti religiosi pagani in onore della Fonte: ”Domani avrai tu in dono un capretto (“cras donaberis haedo”)…il figlio del gregge lascivo domani insanguinerà le tue acque” (“nam gelidos inficiet tibi rubro sanguine rivos lascivi suboles gregis”).
Sicuramente qui l’autore del componimento poetico si ricollega alle feste dell’antica Roma (Festinalia) che si svolgevano il 13 ottobre.
In quell’’occasione venivano adornati i pozzi e si gettavano fiori e offerte in sorgenti e nei corsi d’acqua.
Scrive infatti Orazio: ”…non sine floribus, cras donaberis haedo…”, facendo riferimento anche alla presenza dei fiori.
Ma in onore di chi erano celebrate queste feste?
Secondo Varrone si trattava di ricorrenze in onore del dio Fons o Fontus, figlio di Giano, dio bifronte, mentre Festo parla del 13 ottobre come del giorno sacro alle “fonti” in generale.
La sacralità della Fonte è ribadita anche dalla dimensione di immortalità che le viene attribuita.
Sarà Orazio stesso con la sua poesia a eternarne la memoria “Anche tu sarai una delle fonti celebri perché io canto l’elce che domina la grotta rocciosa”.
Oltre al riferimento indiretto ai Festinalia, nel carmen ricorre un topos diffuso nella letteratura di tutti i tempi, quello del “locus amoenus”, il luogo delizioso, piacevole.
Tra gli elementi caratteristici di tale motivo troviamo le acque limpide e cristalline della Fonte, l’ombra e la frescura che sa offrire ai tori stanchi oppressi dalla canicola e la presenza dell’albero (“io canto l’elce che domina la grotta rocciosa”).
Modello letterario a cui il poeta latino si ispira per questo carmen è l’opera di Teocrito dal titolo “Idilli” in cui già compaiono motivi tipici del paesaggio idilliaco.
E Teocrito stesso sarà anche l’ispiratore delle Bucoliche virgiliane in cui nel paesaggio ricorrono immagini quali il riposo del pastore all’ombra di un ampio faggio.
Per concludere, la Natura nei secoli è stata sempre sia causa di dolore, sia misteriosa nella sua sacralità ma anche ispiratrice di pace e serenità.
E Orazio nei due componimenti ambientati nel paesaggio laziale ha saputo rappresentare tutti questi suoi diversi aspetti.

